mercoledì 19 marzo 2025

La vera storia di Dorian Gray
Il ritratto di Dorian Gray, pubblicato da Oscar Wilde nel 1890, non è solo un romanzo sulla vanità o la bellezza: è un viaggio oscuro nell’animo umano, una riflessione tagliente sulle conseguenze dell’edonismo e sull’illusione dell’eterna giovinezza.

Tutto inizia con un ritratto. Dorian Gray, giovane di straordinaria bellezza e fascino, viene immortalato dal pittore Basil Hallward, che vede in lui una musa, quasi un’ossessione. Ma è l’incontro con Lord Henry Wotton a cambiare per sempre la vita di Dorian. Con il suo sguardo cinico e provocatorio sul mondo, Lord Henry lo convince che l’unico valore nella vita è la bellezza, e che l’unico scopo è goderne fino in fondo, senza limiti né rimorsi.

Così Dorian, temendo la perdita della giovinezza, esprime un desiderio: che sia il ritratto a invecchiare al posto suo. Quel desiderio si avvera.
Mentre il tempo scivola via, Dorian resta giovane, intatto. Ma sul volto dipinto cominciano ad apparire i segni della corruzione, delle scelte sbagliate, dei peccati. Il ritratto diventa il suo specchio segreto, un orrore da nascondere, mentre lui si abbandona a ogni forma di piacere e vizio, convinto di essere intoccabile.

Ma l’anima non si può ingannare. La paura di essere scoperto, la consapevolezza della propria degenerazione, lo logorano. Fino all’atto finale: Dorian cerca di liberarsi del ritratto, distruggendolo. Ma nel farlo, distrugge sé stesso. Il corpo di Dorian, ormai vecchio e irriconoscibile, viene trovato ai piedi del quadro, che invece è tornato giovane, com’era all’inizio.

La tragedia di Dorian Gray è una critica feroce all’ipocrisia della società vittoriana, ma è anche – e soprattutto – un avvertimento senza tempo. L’ossessione per l’apparenza, la fuga dalle conseguenze morali, la ricerca di piaceri vuoti: sono illusioni che, prima o poi, presentano il conto. E il vero volto viene sempre a galla.

Una storia che, a distanza di oltre un secolo, ci parla ancora. Perché la bellezza passa. L’anima resta.